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Stephen Budiansky – Sem­plice apprendimento associativo

I cani offrono una casistica straordinaria di comportamenti intelligenti che forniscono terreno fertile per l’ipotesi dell’ «intelli­genza non pensante» contro la comprensione. Il fatto è che anche il comportamento più complesso e perspicace dei cani può essere quasi sempre spiegato agevolmente, e senza tortuosità, con il sem­plice apprendimento associativo.
Ancora una volta, questo non dimostra che i cani non hanno comprensione conscia; ci mette soltanto in guardia dal saltare precocemente alla conclusione che l’abbiano. Pochi padroni di cane, per esempio, vedendo il loro animale salutarli piegando la schiena dopo aver sporcato il tappeto non interpreterebbero quel saluto come una consapevole manife­stazione di un senso di colpa. Ma consideriamo questo: per adde­strarli a vivere in casa, a tutti i cani viene insegnato ad associare il loro atto di defecare – o la presenza di popò di cane sul pavimento e noi stessi presenti sulla scena – con la punizione. La condizione che il cane deve imparare, pertanto, per esibire quell’ atteggiamento che noi prendiamo per senso di colpa è in realtà molto semplice: popò di cane nella casa più una persona, uguale guai. In quanto animali sociali, i cani esibiscono, come fatto naturale e del tutto istintivamente, una moltitudine di comportamenti di sottomissione, il piegare la schiena in particolare verso un animale superiore nella gerarchia della muta (in questo Caso, noi umani) che si presenti con atteggiamento aggressivo.
Allora è questione di colpa, o si tratta semplicemente di un modo di placare l’aggressione che il cane è stato abituato ad anticipare in circostanze del genere? Il mio cane, dopo alcuni incidenti, non mostrò alcuna particolare «colpa» anti­cipatoria, ma apprese rapidamente ad associare la presenza di una persona che puliva il pavimento e si portava via un foglio di gior­nale con dentro la popò, con un guaio. Una volta corse tutto felice su per le scale incontro a mia moglie, che era stata nella soffitta a pulire il suo piatto, ma fece una rapida inversione a U e si precipitò giù per le scale non appena vide il foglio di giornale carico di popò che portava.Tratto da:
Se un leone potesse parlare, cap II, Stephen Budiansky

Foto | Diritti riservati – Mattia Marasco

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